Chiesa Santissima Vergine Assunta a Selargius

La chiesa parrocchiale dedicata alla Vergine Assunta domina con le sue imponenti dimensioni l’omonima piazza nel centro storico di Selargius. La documentazione d’archivio ne attesta l’esistenza a partire dal 1525 ma secondo la tradizione essa fu edificata nel XV secolo per far fronte al crescente numero di fedeli che si riunivano in una chiesa più piccola, forse quella di san Giuliano.

Costruita inizialmente ad unica navata con volta a botte e dotata di campanile, venne sottoposta a dei lavori di ampliamento nel XVII secolo: furono aggiunte sei cappelle laterali e il transetto mentre la volta a crociera del presbiterio venne demolita e sostituita con la cupola ottagonale. Questi lavori conferirono alla chiesa l’attuale pianta a croce latina. Nel 1646 due scalpellini cagliaritani Pere Ambrogio Cucuru e Juan Baptista Serra ricostruirono il campanile in pietra ispirandosi a quello della chiesa di san Giacomo a Cagliari.

Nel 1771 venne rifatta la copertura a botte con sottarchi a tutto sesto; nel XIX secolo la facciata fu ricostruita in stile neoclassico; è divisa in due ordini e presenta in quello inferiore il portale architravato con lunetta affiancato da due edicole con nicchie mentre in quello superiore si apre una finestra ogivale. La facciata termina con un timpano triangolare. Negli stessi anni il precedente campanile venne sostituito con quello visibile ancora oggi che ospita un’antica campana commissionata ad un fonditore napoletano nel 1580 e benedetta nel 1596.

All’interno le cappelle seicentesche voltate a botte hanno diverse intitolazioni; quelle a destra a partire dall’ingresso sono dedicate al Crocifisso, alla Madonna d’Itria e a san Giuseppe, quelle a sinistra a sant’Antonio da Padova, al sacro Cuore di Gesù e alla Madonna del Rosario. La cappella della Madonna d’Itria  e quella della Madonna del Rosario sono di proprietà delle confraternite omonime e conservano due retabli lignei settecenteschi. Dello stesso periodo sono anche il pulpito in marmo policromo e il paravoce di legno dorato.

L’attuale altare maggiore è datato 1786 e fu realizzato in marmi policromi da Giovanni Battista Franco; la nicchia centrale ospita la statua lignea dell’Assunta decorata con l’estofado de oro (tecnica pittorica che imita le stoffe pregiate) opera di scuola napoletana databile alla fine del 1500 inizi del 1600.

Nel transetto sinistro il tabernacolo in argento è decorato con la figura di un pellicano, simbolo del sacrificio di Cristo. Nel transetto destro sull’altare novecentesco di san Lussorio sono custodite le statue del seicento dei martiri Lussorio, Cesello e Camarino che vengono portate in processione verso la chiesa di san Lussorio nel giorno della festa.

In pregiati marmi policromi è anche il fonte battesimale del 1729 realizzato dal genovese Pietro Pozzo su commissione di Antioco Siddi e Don Pietro de Cervellon come ci ricorda l’iscrizione in spagnolo. Sopra la porta della sacrestia possiamo ammirare il dipinto a tempera su tavola raffigurante la Dormitio Mariae, unica tavola rimasta dell’antico retablo della fine del quattrocento di bottega sardo iberica che era in passato, sino almeno al 1599, posizionato sull’altare maggiore e che, secondo un documento inedito del Canonico Felice Putzu, sarebbe stato smontato e portato per un periodo nella vicina chiesa di sant’Antonio.

Nella cantoria è ancora oggi custodito un organo del 1773 che venne decorato in oro nel 1785.

Nella chiesa della Beata Vergine si celebra ogni anno l’antico sposalizio selargino, rievocazione del tradizionale matrimonio campidanese, che dal 1962 unisce devoti e turisti in un evento non solo dal profondo significato religioso ma anche culturale e folkloristico.

Audioguida

Bibliografia

AA.VV. Selargius: l’altare del Rosario nella chiesa della Beata Vergine Assunta, Ministero per i beni culturali e ambientali, Soprintendenza ai beni ambientali, architettonici, artistici e storici per le province di Cagliari e Oristano, Arti grafiche Pisano, Cagliari, 1998.

Bergamini Giuseppe, Tavano Sergio, Storia dell’Arte nel Friuli Venezia Giulia. Udine 1984.

Camboni Gino, Selargius. L’antica Kellarious. Ed. Pizzi, Cinisello Balsamo, 1997.

Cordeddu Efisio, Ceraxus (Selargius). Identità, memoria e progetto, Ed. Grafica del Parteolla, Dolianova, 2002.

Pasolini Alessandra, Porcu Gaias Marisa, Altari Barocchi l’intaglio ligneo in Sardegna dal tardo Rinascimento al Barocco. Morlacchi editore University press, Perugia, 2019, pp. 14, 38, 339, 395, schede 5 e 438.

Previtali Giovanni, La pittura del Cinquecento a Napoli e nel vicereame. Torino, 1978.

Putzu F. Can.(?), Estratto da….intitolato .”Chiesa parrocchiale”. pp. 505-514. (non edito).

Puxeddu L., Sitzia S. (2009), Lussorio, paganissimus apparitor. Storia e culto di un santo sardo. Atti della Conferenza per la traslazione delle reliquie di San Lussorio nel millesettecentesimo anniversario del martirio (Selargius 10 ottobre 2004). A cura di Puxeddu L. e Sitzia S. Edizioni Grafica del Parteolla. Dolianova Cagliari 2009. p.108.

Scano M. G. (1991), Pittura e scultura del’600 e del’700. Nuoro, 1991.

Siddi L., Bussalai E., Violante S. (1998), Selargius. L’altare del Rosario nella Chiesa della Beata Vergine Assunta. XIII settimana dei Beni Culturali e ambientali 28 marzo- 5 aprile 1998. A cura di Confraternita del Rosario. In collaborazione con Comune di Selargius, Curia Arcivescovile di Cagliari, Parrocchia B.V. Assunta, Confraternita del Rosario. Editore: Arti Grafiche Pisano.

Tedde Francesco, Un giorno a Selargius. Assessorato alla cultura Provincia di Cagliari, 1990, pp. 85-88.

Virdis F., Puddu T. (2012), I Diana di Siliqua. Scultori e decoratori nella Sardegna del XVIII-XIX secolo. Tipografia 3 ESSE 2012.

Virdis F. (2016), Le campane della Sardegna. Dalle origini alla fine del Cinquecento. Editore Fradis 2016.

error: Contenuto protetto !!
In alto