Parco archeologico e chiesa di santa Rosa a Selargius

Lasciando il centro abitato di Selargius e percorrendo alcuni chilometri di strada sterrata in direzione Sestu, si arriva alla località rurale di Santa Rosa. Uno dei terreni della zona ospita un piccolo parco di ulivi, un’area di scavi archeologici e una chiesetta costruita in epoca recente.

Secondo recenti ricerche d’archivio già nel 1350 una Ecclesia Sante Rose de Sextu versava la decima alla Camera Apostolica. Un’ulteriore testimonianza della sua esistenza si trova nello scritto Triumpho de los santos del Reyno de Cerdeña nel quale l’autore seicentesco Dionigi Bonfant riferisce l’esistenza “antiguamente” di una “Yglesia de S. Rosa” di cui restavano solo le fondamenta. Dopo secoli di oblio, nel 1946 un gruppo di fedeli selargini decise di edificare una chiesa, dedicata a santa Rosa, proprio nel luogo in cui secondo la tradizione essa sorgeva in passato ma resta ancora incerto di quale santa Rosa si tratti visto che sono almeno tre quelle citate nelle fonti: santa Rosa da Lima, santa Rosa terziaria francescana di Viterbo e santa Rosa martire sulcitana, la più accreditata dagli studiosi.

La prima pietra della chiesa moderna venne posata il 21 luglio dello stesso anno come ricorda la cronaca del canonico Felice Putzu, ma i lavori si fermarono poco dopo e ripresero soltanto nel 2012 nell’ambito di un progetto di riqualificazione dell’area. In occasione dello scavo delle fondazioni vennero rinvenute due monete, una di Valentiniano III (435-455 d.C.) e una di Trasamundo (496-523 d.C.), utili indicatori dell’ultimo periodo di frequentazione dell’area in epoca antica.

L’edificio è ad unica navata con pianta a croce latina; in facciata presenta un portale con arco a tutto sesto sormontato da una finestrella circolare e un campanile a vela.

L’interno è caratterizzato da una passerella lignea, che dall’ingresso conduce all’abside, realizzata per permettere di osservare alcuni degli elementi ritrovati durante gli scavi, (effettuati anche all’esterno dell’edificio) che hanno restituito diversi reperti appartenenti a epoche differenti e in particolare all’epoca tardo punica (III secolo a.C.), al periodo romano-repubblicano (II sec. a.C.) e all’epoca basso medievale (XIII-XIV sec. d.C.). Tra di essi, è di notevole interesse una cisterna, di datazione incerta, in arenaria rivestita di cocciopesto, a forma di campana che risultava riempita in epoca moderna da tre strati diversi che hanno restituito, oltre a reperti di epoca recente, anche altri ascrivibili al periodo medievale e un capitello calcareo di riuso probabilmente di epoca tardo imperiale.

All’esterno della chiesa, in prossimità dell’ingresso sulla sinistra, sono stati ritrovati numerosi resti di scheletri umani. Essi erano deposti, forse a seguito della risistemazione di altre sepolture, dentro una tomba in pietra “a cassone” insieme a tredici crani sistemati in modo ordinato lungo il perimetro interno. L’unico corredo funerario è rappresentato da venti vaghi di collana in pasta vitrea.

É stato inoltre portato alla luce un ambiente rettangolare in cui è situata una vasca semicircolare divisa in due parti, dotate di gradini, la cui funzione era forse legata a qualche attività artigianale data la presenza sul fondo di due coppelle di scolo. Al suo interno sono stati ritrovati alcuni frammenti di marmo con iscrizioni funerarie in lingua latina probabilmente provenienti da sepolture cristiane di epoca tardo antica (V-VI secolo d.C.).

Poco distante dalla chiesa è stato ritrovato anche un pozzo, ancora oggetto di studio, che per le sue similitudini con il pozzo di Cuccuru Nuraxi a Settimo San Pietro e il ritrovamento nelle vicinanze di manufatti in pietra e ceramica risalenti al XII-X secolo a.C. potrebbe essere ascrivibile all’età nuragica.

Audioguida

Bibliografia

Forci Antonio, Virdis Francesco, I culti di santa Rosa e di san Platano, Il culto di sant’Antioco in Sardegna, Editrice L’Ogliastra, Lanusei, 2017 (prima ristampa con aggiornamenti settembre 2018), pp.44-45.

Manunza Maria Rosaria, Defrassu Pierangela, Selargius (Cagliari), Località santa Rosa, campagna di scavo 2012-2013. Dalla necropoli al quartiere artigianale, L’Africa romana XX, vol. 3, Atti del xx Convegno Internazionale di studi Alghero – Porto Conte Ricerche, 26-29 settembre 2013, Carocci Editore, 2015, pp.1975-1986.

Manunza Maria Rosaria, Scavi in località Santa Rosa (Selargius (CA). Quaderni della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Cagliari e Oristano n° 24, 2013, p. 388.

Mostra “ Santa Rosa racconta…mostra grafica e fotografica di un sito millenario” a cura dell’Amministrazione Comunale di Selargius con il supporto scientifico della Soprintendenza Archeologica di Cagliari.

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