Chiesa di San Lussorio a Selargius

Poco lontano dal centro, al confine con Monserrato, sorge il piccolo santuario di San Lussorio, chiamato anche “sa cresia de is santus” (la chiesa dei santi) o “santu Lixori in mesu de is bingias” (san Lussorio in mezzo alle vigne) per secoli oggetto della devozione e dell’affetto dei sardi, nonchè scenario di uno dei più attesi eventi religiosi e popolari della Sardegna, di cui rimane memoria nel dipinto ottocentesco “Festa campestre in Sardegna” di Giovanni Marghinotti.

La chiesa, in stile romanico datata 1.100, era preceduta da un portico seicentesco di cui oggi rimane solo l’arco e si presenta con pianta ad unica navata. Osservando il prospetto frontale notiamo che esso risulta fuori asse; questa particolarità ha portato alla formulazione di diverse ipotesi sull’assetto architettonico originale. L’edificio si presenta infatti costituito da un corpo di fabbrica centrale al quale, a sinistra, se ne accosta un altro caratterizzato da un portale con lunetta e archetti pensili poggianti su peducci. Sulla destra invece, contigua alla chiesa, troviamo l’ex casa Soro oggi di proprietà del Comune di Selargius.

La facciata del corpo centrale, realizzata in calcare, è divisa in due parti: in quella inferiore si apre un semplice portale di legno, in quella superiore sono presenti tre archi ciechi separati da lesene e una bifora appoggiata su una mensola modanata, il tutto sormontato da un campanile a vela. Nella parasta sinistra è visibile un alloggiamento che anticamente ospitava un bacino ceramico (una coppa di ceramica con funzione decorativa) e nell’arco, in alto a sinistra, è presente una decorazione romboidale. Sul lato sinistro di ciascun portale è presente un concio con decorazione stellata. Che il santuario fosse meta di pellegrinaggio è documentato dall’incisione di orme, croci e lettere nello stipite interno del portale laterale. L’usanza da parte dei pellegrini di lasciare un segno del proprio passaggio era tipica nel Medioevo e per questo motivo si ritrovano incisioni simili in molti luoghi di culto. Degli arredi originali non è rimasto nulla ad eccezione di un pregiato sarcofago di epoca tardo-antica e dietro l’altare una lastra di arenaria (forse tombale) poggiata su una colonna, che viene utilizzata come basamento per tre sculture in ceramica dei santi Lussorio, Cesello e Camarino realizzate dal ceramista Claudio Pulli.

Nella parete destra sono esposte due lastre tombali ottocentesche. Esse si trovavano in origine nel pavimento, a copertura di due sepolture, ma durante i lavori di ristrutturazione, i resti furono dissepolti e spostati sotto il sarcofago. Al centro del moderno altare è incastonata un’urna contenente una reliquia di San Lussorio di cui esiste ancora il documento di autenticazione del 1827 custodito in una teca insieme a paramenti sacri, ex voto, antichi abiti e ornamenti per le statue seicentesche (conservate nella parrocchiale) che vengono ogni anno portate in processione. Faceva parte degli arredi originali ed è oggi conservato al Comune di Selargius, un paliotto seconda metà del settecento, attribuito a Francesco Massa. Un disegno a tempera di Giulio Adato, ritrovato in un documento seicentesco, testimonia l’esistenza di un retablo oggi scomparso forse attribuibile alla bottega di Pietro Cavaro, una delle più importanti di Cagliari. Grazie al disegno è stato possibile realizzare la riproduzione a stampa oggi conservata nel santuario.

Considerato per secoli uno dei santuari più importanti dell’isola, conobbe a partire dalla seconda guerra mondiale, un periodo di progressivo degrado che durò per decenni. Venne prima danneggiato dai bombardamenti e adibito a ricovero delle truppe e poi negli anni ’50, a seguito del crollo del tetto, chiuso al culto. Seguirono anni di abbandono: la chiesa fu completamente depredata dei suoi arredi e gradualmente dimenticata fino a diventare meta di pascolo delle greggi fino agli anni ’90 quando si decise di iniziare una serie di lavori di recupero. Dal 2000 la chiesa di San Lussorio è nell’elenco dei Santuari cristiani d’Italia e dopo il restauro venne affidato alle cure del Gremio che si occupa anche di organizzare annualmente la festa.

Audioguida

Bibliografia

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