Signa Apostolorum nella Chiesa di San Giuliano

Durante tutto il Medioevo si intensificarono i viaggi verso i luoghi di culto più significativi per la Cristianità in particolare quelli verso Santiago di Compostela, Gerusalemme e Roma.

Tra i fedeli era usanza comune acquistare degli oggetti che, in ricordo dell’avvenuto pellegrinaggio, venivano custoditi con grande cura in quanto era diffusa la credenza che possedessero poteri miracolosi: è questo il caso del Signa Apostolorum, una placchetta di piombo spessa un millimetro e della dimensione di mm 30×35 (43×50 con gli anelli). Di forma rettangolare con quattro anelli agli angoli, che servivano per appenderla alla veste, al mantello o al copricapo a falde larghe tipico del pellegrino.

Essa presenta, lungo i margini esterni nella cornice, un’iscrizione in lettere capitali SIGNA APOSTOLORVM PETRI ET PAVLI. Nel riquadro interno le figure dei due apostoli, rappresentati a mezzo busto sotto i lati di una croce, seguono l’iconografia tipica: Paolo calvo, viso sottile e allungato con le sopracciglia unite, il naso pronunciato e la barba a punta, impugna la spada, simbolo del martirio; Pietro invece con la barba e i capelli ricci tagliati a incorniciare il volto ha in mano la chiave del regno dei cieli.

Unico esemplare in Sardegna (quello della Chiesa di San Giuliano a Selargius) ha la particolarità nell’essere stato ritrovato fra gli elementi di corredo di una delle sepolture individuali, quasi a testimoniare la volontà del pellegrino di portare con sé il suo prezioso ricordo, anche dopo la vita terrena.

Oltre al loro scopo prettamente spirituale, le insegne di pellegrinaggio venivano conservate anche per fini più “materiali”; nei viaggi per procura, molto comuni all’epoca, erano la dimostrazione al ritorno del lavoro eseguito ed inoltre, considerate le ingenti spese che dovevano essere sostenute, chi le possedeva poteva godere di una serie di benefici e lasciapassare durante il lungo viaggio.

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